L’antica Grecia ha prodotto le teorie sui sogni più sofisticate del mondo occidentale, che vanno dalla rivelazione divina all’analisi protoscientifica. La distinzione di Omero tra sogni veri (entrando attraverso la Porta del Corno) e sogni falsi (attraverso la Porta d'Avorio) stabilì un quadro che persistette per secoli: non tutti i sogni sono uguali, e discernere i sogni significativi da quelli privi di significato richiede abilità.
I trattati di Aristotele Sui sogni e Sulla profezia mediante i sogni offrivano analisi empiriche notevoli. Sosteneva che i sogni non sono divini ma nascono dai residui sensoriali ed emotivi del sognatore. I medici ippocratici interpretavano i sogni come indicatori diagnostici: i sogni sull'acqua suggeriscono una malattia renale, il volo indica la leggerezza del sangue e la caduta riflette lo squilibrio umorale.
I templi curativi di Asclepion combinavano religione e medicina attraverso l'incubazione dei sogni. I pazienti che cercavano la guarigione dal dio Asclepio dormivano nel tempio dopo la preparazione rituale. I loro sogni venivano interpretati da medici-sacerdoti che prescrivevano cure basate sul contenuto dei sogni. Oltre 300 Asclepia operavano in tutto il mondo greco.
Artemidoro di Daldis compilò l'Oneirocritica nel II secolo d.C., un capolavoro in cinque volumi che distingueva i sogni letterali da quelli simbolici e forniva principi interpretativi che influenzarono l'analisi dei sogni per oltre un millennio. La sua insistenza nel considerare il contesto personale del sognatore era straordinariamente moderna.
L’eredità greca ha plasmato tutte le successive interpretazioni dei sogni occidentali. La tensione tra spiegazioni divine e naturalistiche, la distinzione tra sogni significativi e banali, l’uso dei sogni nella guarigione: tutti questi temi continuano ad animare la scienza dei sogni contemporanea. La Grecia ha dato all’Occidente il suo vocabolario fondamentale per pensare ai sogni.