Il Déjà vu – la sensazione inquietante che un'esperienza attuale sia già stata vissuta in precedenza – è stato collegato al sogno sin dalla prima descrizione del fenomeno. Molte persone che sperimentano il déjà vu lo attribuiscono all'aver sognato la scena prima che accadesse. Lo stesso ricercatore francese Émile Boirac, che coniò il termine nel 1876, fu incuriosito da questo collegamento onirico.
Una spiegazione neuroscientifica propone che il déjà vu derivi da una leggera discrepanza temporale nella codifica della memoria: il cervello registra un'esperienza come ricordo prima che la consapevolezza cosciente la elabori, creando la sensazione di riconoscere qualcosa che viene effettivamente percepito per la prima volta.
La teoria relativa ai sogni suggerisce che alcune esperienze di veglia possono realmente corrispondere a scene di sogno che non sono mai state ricordate consapevolmente. Poiché dimentichiamo la stragrande maggioranza dei nostri sogni, è statisticamente plausibile che alcuni momenti di veglia assomiglino casualmente a frammenti di sogni dimenticati, innescando un segnale di riconoscimento senza una fonte di memoria recuperabile.
Una ricerca della psicologa cognitiva Anne Cleary della Colorado State University ha dimostrato che il déjà vu può essere innescato dalla somiglianza spaziale: un nuovo ambiente che condivide la stessa disposizione spaziale di un luogo precedentemente visitato (o sognato) può produrre la sensazione di déjà vu anche quando la persona non riesce a identificare consapevolmente la somiglianza.
Per coloro che sono interessati alla connessione con il sogno, tenere un diario dettagliato dei sogni fornisce un modo per testare personalmente l'ipotesi. La registrazione dettagliata dei sogni consente di verificare se i momenti déjà vu corrispondono al contenuto dei sogni registrati. Sia che la connessione si riveli reale o illusoria, l’indagine stessa approfondisce sia la consapevolezza del sogno che l’attenzione consapevole all’esperienza di veglia.